Metodi mafiosi a Priolo, 5 misure cautelari e 35 indagati

La scelta che veniva imposta ai titolari di chioschi e stabilimenti balneari della costa di Priolo Gargallo era quella di versare somme di denaro per la gestione dei parcheggi o subire le conseguenze — incendi, aggressioni, intimidazioni. Un racket estivo che gli inquirenti hanno ricondotto esplicitamente al metodo mafioso e che nella notte del 25 giugno ha portato all’esecuzione di cinque misure cautelari e nel complesso sono 35 le persone iscritte nel registro degli indagati,

L’operazione è stata condotta dalla polizia e dai Carabinieri, su delega della Dda etnea e della Procura presso il Tribunale per i minorenni di Catania. Cinque gli indagati, tutti residenti nel comune, colpiti da ordinanze cautelari emesse dal GIP del Tribunale di Catania e dal GIP minorile: due adulti finiti in carcere, tre minorenni destinatari di misure meno restrittive. Gli altri indagati restano a piede libero.

I reati

Il quadro accusatorio costruito dagli inquirenti nel corso delle indagini è articolato. Si va dall’estorsione tentata e consumata in concorso, aggravata dal metodo mafioso, all’intestazione fittizia di beni, dall’associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti alla detenzione e porto abusivo di armi da fuoco, fino al danneggiamento a seguito di incendio. L’operazione è stata condotta dalla polizia e dai Carabinieri, su delega della Dda etnea e della Procura presso il Tribunale per i minorenni di Catania. Cinque gli indagati, tutti residenti nel comune, colpiti da ordinanze cautelari emesse dal GIP del Tribunale di Catania e dal GIP minorile: due adulti finiti in carcere, tre minorenni destinatari di misure meno restrittive. Gli altri indagati restano a piede libero.

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